Into the Wild – Nelle terre selvagge

“Vivere soltanto vivere, in quel momento in quel luogo. Senza mappe, senza orologio, senza niente. Montagne innevate, fiumi, cieli stellati. Solo io e la natura selvaggia.” Christopher Mccandless / Alexander Supertramp

Quante volte nella vita, da bambini o anche in età adulta, abbiamo lanciato la mente oltre la semplice realtà immedesimandoci nel protagonista di un film ? O sperando anche solo lontanamente che la nostra vita assomigli a quella del protagonista ? A me capita tutte le volte che riguardo Into the Wild – Nelle terre selvagge di Sean Penn.

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Into the wild è la libera trasposizione del libro di Jon Krakauer “Nelle terre estreme” diventato un classico della sottocultura urbana. Il tema della fuga ma soprattutto quello dell’inseguimento di un qualcosa che faciliti la conoscenza di sé. Pura celebrazione della libertà e della ricerca della libertà stessa ; la pellicola racconta la vera storia di Christopher McCandless, un giovane benestante che rinuncia a tutte le sue sicurezze materiali, compreso il proprio nome e facendosi chiamare Alexander Supertramp, per immergersi all’interno della natura selvaggia.

Il forte trasformismo del protagonista, Emile Hirsh, facilita per lo spettatore un’istantanea immedesimazione in una figura tormentata che non viene dipinta né come giovane avventuriero né come idealista ingenuo. La maestria con cui Sean Penn miscela tematiche così diverse e complesse è unica. Il fascino della selvatichezza dell’ambiente, le difficoltà dei legami di sangue, l’individualismo contro il bisogno di amore e le contraddizioni dell’idealismo nelle sue spinte critiche ma anche arroganti.

Il film ha una valenza politica nonostante questo non sia l’intento di base. Alle volte, si trasforma in un vero e proprio atto di fede il cui credo fugge da tutto ciò che è religioso in senso stretto per trovare sfogo in una dimensione che è solo e unicamente personale. Tutte le persone che Chris incontrerà lungo il suo peregrinare oltre a colmare un vuoto familiare, fonte di profonde sofferenze, amplificano l’idea di un percorso a stadi funzionale a liberarsi da qualsiasi dipendenza da ogni tipo di comfort e privilegio. L’acquisizione della saggezza avviene quasi per osmosi attraverso la spontaneità e la profondità degli incontri fatti con i personaggi e con la natura stessa.

Una storia vera, estrema e finita tragicamente, narrata con la giusta sensibilità. Estremamente accattivante nella veste formale, con la bella fotografia di Eric Gautier che riesce a conferire un notevole rilievo ai paesaggi in cui sono ambientate molte sequenze, pregevole anche nella colonna sonora con musiche e canzoni originali di Eddie Vedder, leader dei Pearl Jam; il film può inoltre contare su una narrazione sempre coinvolgente.

“Per non essere più avvelenato dalla civiltà, lui fugge! Cammina solo sulla terra per perdersi, nella natura selvaggia!” Carine McCandless

In conclusione posso dire che, oltre al libro da cui è tratto, questo è uno dei miei film preferiti con il tema del viaggio: trama, personaggi, avventura, libertà e colonna sonora tutto perfettamente miscelato.

Voi avete visto Into the Wild – Nelle terre selvagge ? Cosa ne pensate del film, vi è piaciuto ? Che altri film di viaggio consigliate di vedere ? Raccontatecelo nei commenti ….

 

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