Museo Caffi – Un museo tutto da toccare

Ogni volta che vado a Bergamo Alta non posso esimermi dalla visita al Museo Caffi – il museo di Scienze Naturali tutto da toccare; infatti tra le cose più interessanti di questo museo ci sono i molteplici percorsi didattici per i bambini (ma anche gli adulti si divertono) dove poter toccare con mano (nel vero senso della parola) le pelli degli animali, le squame dei pesci, le varie dentature dei predatori piuttosto che i possenti aculei dell’istrice. Appena giunti in Bergamo alta in piazza della Cittadella non si può fare a meno di notare l’immenso portone che indica l’ingresso del Museo; varcata la soglia un grossa scalinata ci accoglie e dopo due rampe di scale di fronte a noi si presenta il vero spettacolo del museo infatti subito all’ingresso ci possiamo imbattere in una perfetta ricostruzione di un Mammut e del suo cucciolo il tutto in grandezza naturale. Oltre alla ricostruzione del lontano parente dell’elefante l’ingresso ospita la piantina in rilievo del settore espositivo, ed alcuni pannelli riassumono la storia dei musei naturalistici, dagli albori delle “camere delle meraviglie”, all’impulso illuministico della conoscenza, fino alla tutela dell’ambiente e della biodiversità che anima gli spiriti di questi istituti oggi; in particolare vengono riportati gli esempi più significativi di musei europei ed italiani. All’interno del museo tutti i reperti e le esposizioni possono essere raggruppate in tre grosse collezioni …

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Ricostruzione del Mammut all’ingreso del Museo Caffi

Le collezioni zoologiche che raccolgono esemplari provenienti da tutto il mondo ed esemplari tipici della fauna bergamasca. Sono ben rappresentate tutte e cinque le classi dei vertebrati: pesci, anfibi, rettili, uccelli, mammiferi. . Tra gli invertebrati è di grande importanza la ricchissima collezione di artropodi, che raccoglie più di un milione di reperti, all’interno della quale rivestono un’importanza notevole le raccolte di aracnidi e insetti. Alcuni reperti hanno notevole importanza storica, come l’ultimo orso ucciso in bergamasca e la colomba migratrice, uccello nord americano estintosi all’inizio del ‘900.

Le collezioni dedicate alle Scienze della terra comprendono numerosi reperti provenienti sia dal territorio bergamasco sia dal resto del mondo e annoverano notevoli collezioni di pietre ornamentali, di minerali utili all’uomo e materiale di studio sulle pietre da costruzione.

Le collezioni paleontologiche comprendenti oltre 55.000 reperti: il nucleo principale è costituito della collezione “Paleontologia Bergamasca” che raccoglie magnifici fossili provenienti dal territorio orobico. Una seconda collezione, “Paleontologia non Bergamasca”, comprende reperti e calchi provenienti da tutto il mondo acquisiti tramite donazioni ed acquisti allo scopo di rendere il più completo possibile il panorama dei fossili conservati in Museo.

CHE PERCORSO SEGUIAMO ???

Seguendo il percorso sulla sinistra appena entrati nelle prime vetrine ci imbattiamo nel gruppo dei vertebrati dove sono illustrate le caratteristiche proprie di questo gruppo zoologico che, pur non essendo il più numeroso come numero di specie, è certamente il più conosciuto. Già dalle prime vetrine è possibile percepire l’impostazione espositiva del museo che ha introdotto spazi sensoriali in grado di offrire al visitatore la possibilità di “toccare con mano” quanto esposto. Seguendo il percorso espositivo attraverso un approccio sistematico si incontrano: i pesci con forme adattate ai diversi ambienti acquatici; gli anfibi, animali il cui sviluppo è caratterizzato da fasi a vita acquatica e da fasi a vita terrestre; i rettili, primi veri conquistatori della terra ferma; gli uccelli, tra i quali si possono osservare i volatori più grandi e più potenti, per arrivare infine alla sala dei mammiferi, una delle mie sale preferite. Tra i mammiferi oltre alla volpe ed al tasso presenti tra la fauna bergamasca è presente una vetrina dedicata agli ungulati molto noti e presenti in bergamasca; infatti il difficile ambiente alpino è il regno del camoscio e dello stambecco adattati a vivere negli ambienti di alta quota, dove pochissimi altri animali possono sopravvivere. Hanno zoccoli con margini duri e taglienti in grado di fornirgli un solido punto di appoggio contro le asperità delle rocce. Attualmente la presenza dello stambecco nella nostra provincia è di oltre 500 esemplari, frutto di diverse reintroduzioni avvenute alla fine del novecento. A quote più basse, dove i prati sono abbondanti e ricoperti di boscaglia, si trova il capriolo, tra i grossi mammiferi è il più diffuso sulle Orobie con ben 5000 capi.

Lasciando la stanza dei grandi mammiferi veniamo catapultati nela prima stanza paleontologica infatti diversi sono gli ambienti espositivi dedicati in modo specifico al mondo dei fossili. Il tema non viene solo trattato in forma generale, ampi spazi sono appositamente rivolti all’esposizione dell’ingente patrimonio paleontologico bergamosco che ben descrive la lunga e complessa storia geologica del nostro territorio. Si parte dall’origine ed evoluzione dell’uomo, passando per la stanza dei fossili, dei dinosauri e alla vetrina espositiva del cervo di 700.000 anni fa ritrovato in Valle Borlezza, nei pressi dell’abitato di Sovere e del lago d’Iseo, l’attività di ricerca paleontologica del museo ha permesso nel 2001 il recupero di un magnifico esemplare di Cervus acoronatus, specie estinta da alcune centinaia di migliaia di anni; si tratta di un maschio adulto, dotato di un imponente palco con numerosi pugnali terminali. Il fossile è stato scoperto nei sedimenti disteso in perfetta connessione anatomica. E’ pressoché completo ed intatto nella giacitura originale.

Abbandonando la sala dove è custodito il fossile del cervo infine si giunge nella sala delle scienze della terra, la geologia del territorio si presta allo studio e alla raccolta di campioni di grande interesse che vengono esposti nella sala dedicata alla geologia bergamasca. Ulteriori ambienti espositivi sono appositamente allestiti per descrivere il tema del carsismo, della mineralogia e petrografia.

PERCHE’ MUSEO DA TOCCARE ???

Beh a dir la verità non solo museo da toccare ma museo da vivere appieno utilizzando tutti i cinque sensi, infatti come già accennato, lungo tutto il museo è possibile imbattersi in diversi percorsi didattici dove utilizzare i sensi umani. Ad esempio utilizzando il tatto per capire, toccando alcuni campioni, come sono diversi lo scheletro e la pelle nei vari gruppi di Vertebrati che sono suddivisi in Pesci, Anfibi, Rettili, Uccelli e Mammiferi.

Il primo campione per esempio è la pelle di uno squalo, toccando dal basso verso l’alto, si percepisce la presenza di dentelli cutanei che conferiscono al tegumento l’aspetto di carta vetrata; poi la pelle di un grosso pesce, la pelle di un coccodrillo con squame di notevoli dimensioni , il piumaggio di un fagiano oppure il pelo di un morbidissimo coniglio. Un percorso didattico dedicato all’udito dove di fronte ad un grosso tabellone luminoso ci si può divertire con questo gioco con il quale è possibile imparare a distinguere gli uccelli attraverso il loro canto. Il gioco è concepito con due modi d’accesso differenti. E’ possibile ascoltare il canto delle diverse specie oppure mettersi alla prova cercando di indovinare qual’è l’autore del canto ascoltato. Se invece non è di vostro interesse ascoltare il canto degli uccelli ma preferite affinare la vista potrette sempre utilizzare i microscopi presenti nelle varie sale dove poter osservare con l’aiuto di schede esplicative, i particolari degli animali che normalmente non si possono vedere a occhio nudo. Infine per i più coraggiosi una volta l’anno l’appuntamento con la serata “Insetti che bontà” un incontro dove vengono spiegate le caratteristiche e proprietà nutritive degli insetti e dove è possibile degustare piatti preparati da noti chef a base appunto di insetti, che a prima vista e sentore può risultare una cosa sgradevole ma se ne avete la possibilità, siete amanti dello sperimentare piatti diversi dai soliti e sapori strani del mondo e non siete di stomaco debole, consiglio di provare.

INFO – MUSEO DI SCIENZE NATURALI “CAFFI”

Come Arrivare

In macchina: uscita autostrada A4 “Bergamo”, seguire le indicazioni per “Città Alta” e per “Largo Colle Aperto”. Il Museo si trova in Piazza Cittadella che è chiusa al traffico. Parcheggi a pagamento si trovano lungo tutte le mura e in Colle Aperto. La domenica pomeriggio e nei giorni festivi Città Alta è chiusa al traffico. Possibilità di parcheggio in Città Bassa presso la funicolare. Una volta scesi dalla funicolare proseguire a piedi lungo la via principale e percorrerla tutta fino alla fine oltrepassata la porta che porta in piazza della cittadella.

In treno: fermata FS “Bergamo”, dalla stazione prendere l’autobus “1A” per Colle Aperto/Università, il biglietto è acquistabile in stazione.

Orari Apertura

ORARIO ESTIVO

Aprile – Settembre: 9.00 – 12.30 / 14.30 – 18.00
Sabato e festivi: 9.00 – 19.00. Chiuso: lunedì

ORARIO INVERNALE

Ottobre – Marzo: 9.00 – 12.30 / 14.30 – 17.30
Chiuso: lunedì – 1 gennaio – 25 dicembre

Sito internet – http://www.museoscienzebergamo.it

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